OGGI INDIE

bicicleta-antigua-t10100Mezzogiorno inoltrato, un risveglio senza sveglia, naturale, così dev’essere nel giorno del signore. La camera spaventerebbe i più disordinati cimiteri dell’ACI, ma non me, a me sarebbero bastati un paio di pantaloncini, d’obbligo per transitare dignitosamente dalla cucina. L’intreccio della mia roba, giù, nel pavimento, sembra un grosso quadro astratto, un quadro fatto da uno squilibrato che dipinge dal tubetto, così il colore diventa materia, assomiglia al tessuto, diventa un armadio di roba vuotato, il mio pavimento. Riesco a distinguere i miei pantaloncini, che lasciano un grande vuoto centrale nella tela, sotto la rotella della sedia in pelle da boss, sintetica. La cucina è deserta, stantio l’odore di carne cotta alla piastra, svito la caffettiera e la folata della moka usurata mi offre il primo stimolo della giornata. Liberato da tutte le incrostazioni, il ferro inizia a riscaldarsi e a borbottare, alzo il piccolo coperchio e gli schizzi sui fornelli mi avvisano che il miracolo di San  Gennaro è compiuto, habemus caffè. Un po’ di pelle d’oca e poi su con la solita routine: bagno, una sorta di cura dimagrante, mezzora di sforzi e poi denti, brufoli, punti neri e sfoltita al mono-ciglio, lasciatomi dignitosamente in eredità dalla mia famiglia.

Oggi è diverso, noto qualcosa di nuovo, continuo a tastarmi la faccia e la barba incolta con il palmo della mano, provo i profili e noto la formidabile acconciatura che il mio cuscino mi ha regalato, un capello perfetto, gonfio e ondulato al punto giusto, che va a cadere nella parte destra della fronte, abitata da un ormai defunto bubbone. Tutti sanno che prima o poi arriva il giorno del fascino, il giorno che vivevo in quel momento, lo sogniamo per notti, anni, quando puoi infilarti una maglietta e il tuo aspetto rimane intatto, il tuo capello reagisce perfettamente alla pressione inflitta dal colletto. Benedicendo i postumi della sbornia decido di uscire, decido di mostrarmi al mondo in questo aspetto paradisiaco. Infilo le lenti a contatto a forza, bevo un altro sorso di caffè e ricerco nella tela di camera mia un abbigliamento adatto alle circostanze, oggi sarei stato un Indie da bicicletta. Monto sul sellino duro e scomodo, una tortura all’inizio, poi le mie natiche si abituano, prendono forma, si addormentano su quell’atroce pezzo di plastica. Ho il look di un musicista di strada, finti stracci, occhiale blues, una sinto-sacca da guerra, sottratta al collezionismo malato di mio padre, il tutto messo su due ruote anni ’70, sormontate e avvitate ad un telaio nero lucido da corsa, il manubrio degno del miglior ciclista, color argento, laccato. A farmi da colonna sonora degli orribili cd di cowboys che cantano con voci nasali sopra melodie quasi patetiche, romantiche; tutta questa situazione però mi carica, pedalo veloce per arrivare alla passeggiata del porto, mi abbatto in una salita e inizio a maledire l’idea dell’uscita ecologica, per fortuna dura poco e ho il tempo di ricaricarmi in una rinfrescante discesa. Viale Bonaria è deserto, manco fosse il 3 d’ Agosto. Appoggio le mani al centro del manubrio e mi lascio in un’andatura serena e quasi naturale, non incrocio neppure uno sguardo, solo il soffio del vento, che accarezza i miei capelli perfetti.  Il porto non è da meglio, scelgo una panchina ben soleggiata e poggio la bici la, di fianco. Sfodero dal cimelio di guerra un libro, inizio la lettura e ricado nell’etere dell’immedesimazione. Come sempre, inizio a ricreare attraverso le descrizioni i personaggi, e a modellarli con la mente malata, mi innamoro dopo poco tempo di una giovane donna bionda, vestita forse troppo scollata dall’autore, una panterona insalsicciata in un abito nero, scuro quanto l’ombra che si sovrappone alle mie pagine. Di fronte a me un giovane nero, sta poggiato con le braccia sulla ringhiera, guarda l’acqua assorto, ne scruta tutti i giochi di luce, ha uno sguardo quasi malinconico, e la mia mente non può che partire in una possibile ricostruzione romantica della sua vita. Inizio a creare delle storie, degli intrecci; il suo arrivo in Sardegna in un barcone, il viaggio della speranza, inizio a pensare al nome, inizio a tessere consonanti e vocali, Abdul, Catrep, Pefl, arrivo a creare uno scioglilingua incomprensibile. Ritratto più e più volte sul suo passato ma non arrivo ad una storia che fila. Magari è semplicemente la che pensa alla sua famiglia che mangia, al suo nucleo che magari ride per un po’ di cibo rimasto tra i denti o sta attorno al fuoco unito, magari si chiede come sono i suoi cari, quante pieghe nella fronte abbia sua madre, creatrice di 11 maschi e 8 femmine. Continuo ad infarinarmi in questa mielosa e sentita ricostruzione, quando il suo sguardo severo spacca in due i miei ragionamenti e tuona nella mia percezione. Si è accorto che lo fisso, ora penserà che sono razzista, non mi salverà neppure il mio look apparente da Indie, neanche avere la bici. Le sue labbra si aprono in una frase:

-Ta cazzu ti castiasa?! Pronunciato con una cadenza casteddaia impeccabile!

La frase mi sorprende quanto mi fa sorridere, i miei pensieri romantici e al limite della tragedia strappalacrime vengono spazzati via da un ragazzone di colore di nome Marco, nato a Villamassargia e di origini palesemente Africane, che mi brucia con queste quattro parole.

Risalto in sella con un bel sorriso, l’espressione di una domenica soleggiata e serena, iniziata con il ciuffo perfetto e finita con un look indie che non ti aiuta ad adescare nessuna, neppure la più ingenua delle passanti, un look che ti fa imbattere in una piacevole storia, dietro il barcone affollato, una piacevole storia di integrazione, questo forse l’unico mio pensiero Indie della giornata.

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15 thoughts on “OGGI INDIE

  1. Carmé ha detto:

    bravo.

  2. stemù ha detto:

    grande!

  3. Agnese Pistincu ha detto:

    autobiografico?????
    piacevole lettura, belle le immagini, quasi fotografiche!

  4. cleocri ha detto:

    Scrivi molto bene, complimenti.. 🙂

  5. Marty ha detto:

    Pur non traducendo, ma immaginando cosa gli ha detto, ti faccio i miei complimenti! 🙂 scrittura molto pulita, è un piacere leggerti

    (e grazie per il follow, ricambio volentierissimo!)

  6. mario rossi ha detto:

    Ciao, posso ripubblicare sul mio blog di racconti di bici?

  7. mario rossi ha detto:

    L’ha ribloggato su storie in biciclettae ha commentato:
    Dal blog OGNITANTO RACCONTO

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