OGGI TROMBA

ttoC’è ancora il mormorio nell’aria, quel brusio da chiacchiera disinteressata, le parole dette sotto voce che formano uno sciame di mugugni, un suono morbido.

Tutto tace, tutti siedono quando sul palco sale il maestro con la sua tromba, niente si muove. La prima nota è un brivido per tutti, è calda come lo è l’imboccatura dello strumento, è calda come vuole il musicista. Alcuni gesticolano tra le sedie come se quella nota fosse giustificata dalla grandezza dell’artista. Due in fondo nella sala chiudono gli occhi e lasciano che sia l’udito a svegliare gli altri sensi e a farli vagare nell’immaginazione. Le note prima lente e poi lunghe iniziano a rincorrersi e a creare un intreccio di colori, il mio sguardo passa su tutta la platea rimbalza tra le pellicce, i bizzarri cappelli e si ferma su un collo liscio cinto da una finissima collana d’argento; sta sotto di me, a dieci file in basso e tre a sinistra, ha un taglio di capelli elegante, un caschetto controllatissimo che le cinge il viso, un sorriso dolce, la musica la fa sorridere. Gli occhi seguono l’espressione del viso, sorridono e si rattristano, il naso a punta divide a metà la perfezione del suo volto. E’ catturata da ciò che accade di fronte a lei, il musicista si intreccia su se stesso, cerca una posizione che lo faccia arrivare chissà dove, si intreccia fino a piegarsi sul tavolato del palco. Suona racchiuso in una posizione fetale, le note sono gemiti di bambino ora. Tutto questo le piace, lo si vede dai suoi occhi,sono estasiati, sono castani profondi.

Smetto di fissarla per qualche attimo ma dal palco il mio sguardo ricade sempre la. Di fianco a lei non siede nessuno, non sembra scossa per questo, non sembra guardarsi intorno, non sembra aspettare qualcuno. Raccolgo il mio cappotto e mi siedo dieci file sotto e tre posti a sinistra rispetto a prima. Si volta e mi sorride, un sorriso da vicino di poltrona.

La luce del teatro è tutta diretta sul palco, un fascio che rende quel magico suonatore una figura angelica. La musica fila via leggera, non v’è mai la fine di un brano e ne l’inizio d’un altro, i silenzi sono suoni, sono attimi di riflessione, nessuno batte le mani, nessuno urla bravo o bis, tutto fluttua. La guardo per un paio di secondi e le sussurro qualcosa all’orecchio, qualcosa di scontato e squallido, qualcosa da manuale:

– E’ la prima volta che viene a vederlo?

– No. Risponde secca ma non scocciata, ha un sottovoce molto caldo.

– Le dispiace se le chiedo come si chiama?

– No, Giulia, e lei?

– Filippo.

Il nostro sussurrare continua, sembra un sottofondo, va a ritmo di musica, ha il giusto tempo e i giusti accenti. Ogni tanto lei sorride, ogni tanto risento le note del musicista, ogni tanto mi sembra di non vedere lei di fianco a me.

Ha degli orecchini meravigliosi, quando mi avvicino al suo collo per parlarle sotto voce li fisso, una piccola perla bianca incastonata in un reticolo di piccoli fili metallici dorati appesi a degli anelli ben saldi sul suo orecchio. Si sistema i capelli come imbarazzata ma le spiego che sono i suoi orecchini ad aver catturato la mia attenzione, li ha presi in una bancarella, dice. A me sembrano preziosissimi come il suo vestito e come l’orologio che porta al polso, non segna alcuna ora, non ha lancette.

 -Vorresti essere il suono di quella tromba?

 Non risponde, si volta e sorride. La osservo mentre guarda assorta il suonatore, anche lei come me viaggia e assapora ogni singolo gesto, chiude gli occhi a intervalli e poi li riapre come uscita da un sogno, come chi si addormenta senza accorgersene, come me a fine concerto, svegliato dall’ultimo LA#, lungo e intenso, svegliato dalla gomitata della vicina di posto, una vecchia vestita di blu con una volpe attorno al collo. “Ha russato tutta l’ora”, continuava a ripetermi sorridente, “non l’ho voluta svegliare perché andava a tempo”. Sorrido gentilmente e mi guardo intorno, cerco invano dieci file più in basso, non vedo altro che anziani signori.

 Esco dal teatro sazio, felice, innamorato e riposato. Bravo quel musicista.

(foto di Alessio Demontis)

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6 thoughts on “OGGI TROMBA

  1. saraonair ha detto:

    Mi è piaciuto il racconto, e sono curiosa di sapere chi suonava, alimentando il tuo sogno..

  2. bnzi ha detto:

    bella questa metafora di dio

  3. piratidellafenice ha detto:

    Mi dispiace per te amico, nel senso che ti sarebbe andata meglio se la tua Giulia fosse stata reale e insieme vi foste goduti il concerto di quel bravissimo musicista! Scherzi a parte, grazie mille per esserti iscritto al blog, io ho fatto altrettanto.
    A presto e buona serata!

    Stefano Sicurani

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