DA DOMANI LIBERO

522095_4997401525916_1060430077_nQuel bastardo del vicino con quel “buona pesca” mi ha rovinato la giornata , neppure una beccata, e quando tiro su non trovo neppure il verme, solo l’amo e l’odore del mare. Ho lanciato dieci volte e la lenza ha schioccato tre volte, così ci rinuncio, appoggio la canna e mi sdraio sui massi enormi del vecchio molo. Osservare tutto ciò che si muove attorno a me è sempre stato il mio passatempo preferito, stare fermi e osservare. In lontananza una città che produce benzene, fumi densi e luci accattivanti, si avvicinano delle navi che si attaccano a degli enormi condotti, sembra un enorme cucciolata di maiali, tutti attaccati alle mammelle, in fila e composti. Il mare è quasi piatto, o almeno lo sarebbe se non fosse per quegli enormi mostri marini che seguono l’orizzonte, ma questo glielo perdono, le onde anomale sbattono sugli scogli e generano un suono avvolgente. La spiaggia è sempre più divorata da un mar Mediterraneo ingordo, le alghe la rendono pelosa e selvaggia, sono i sigilli che la preservano dall’affollamento.  Nel molo non c’è nessuno, una passerella vuota che scompare nel mare, solo io e la mia macchina, a cinquanta metri da me in una strada sterrata. Di fianco il vecchio molicciolo dei pescatori, abbandonato all’erosione e all’amore troppo violento dell’acqua, ne consuma prima i grani più fini, per poi lasciare della piattaforma un immagine romantica di passato.

Apro la valigetta ordinatissima e inizio a smontare tutte le parature, gli ami li butto in mare, portano sfiga.

Una fortissima accelerata mi costringe a voltarmi, la Punto di mia moglie lanciata nella strada bianca punta dritta verso di me; imbocca la strada in cemento che costeggia il molo e continua a correre, si ferma proprio alla fine della passerella e apre lo sportello posteriore, tira fuori un enorme sacco nero e lo butta in mare. Chiude la macchina e torna indietro.

Non so cosa succeda, non so che dire, si ferma di fronte a me, è lei a parlare:

-La pesca è finita.

Non riesco a dire niente, la mia testa è colma di ragionamenti, domande, esclamazioni. Metto tutto in macchina e la seguo. Le briciole del copri volante cadono sulle mie ginocchia, continuo a sfregarlo, non capisco che cosa succeda, mia moglie e un enorme sacco nero, ha sforzato parecchio per tirarlo giù e buttarlo a mare, di certo non poteva essere l’umido della settimana, non facciamo la differenziata. Parcheggio dietro la sua macchina e ho quasi paura di entrare prima di lei, il suo viso è rilassato e le sue mani ferme, non tremano, non si sbilancia neppure in una smorfia sorridente. Apro la porta e poggio le chiavi sul tavolo d’ingresso, il salotto sembra un truce mattatoio, sangue sui tappeti e sui divani, schizzi persino sui muri e sulle tende color avorio. Mi volto e lei tace, mi guarda e tace. La mia bocca si contorce nel cercare una vocale, un esclamazione, una parola, ho paura di sapere.

-Che cazzo è successo qua dentro?

-Oggi ci sei andato sul serio a pesca eh? – mi domanda con fare inquisitorio; questo non può che farmi rabbrividire, scavo nelle mie azioni, le scansiono una dopo l’altra, errore per errore.

Continuo a guardare il sangue, e spero che tutto ciò sia uno scherzo, che qualcuno spunti da dietro il divano con una trombetta, che la data del mio compleanno sia stata spostata ad oggi, ma niente, tutto tace.

-Hai dimenticato il telefono qui a casa, così ho pensato di invitare una tua amica a prendere il the. E’ arrivata, sembrava un pò imbarazzata, pensava di trovare qualcun altro alla porta, te magari, come di consueto. Non ha voluto il the, ha detto che avrebbe gradito un caffè, e questo mi ha mandato in bestia.

Non riesco a guardarla in faccia, racconta tutto tranquillamente, tutto sembra essere un enorme paradosso; la sua voce interrompe i miei ragionamenti:

-Così le ho dato il suo bel caffè, da buona padrona di casa. Da buona moglie le ho spaccato la testa sul tavolino, scusa il troppo sangue. Il resto già lo conosci, finisce con un enorme sacco nero gettato a mare.

Mi lancio su di lei e la stringo in un abbraccio, appoggio la mia mano sulla sua testa e la carezzo, piango con strane sensazioni, il suo racconto, quel sangue non mi hanno spaventato. La stringo ancora di più e le sussurro qualcosa all’orecchio:

-Grazie amore mio, non sapevo proprio come lasciarla.

(foto di Alessio Demontis)

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4 thoughts on “DA DOMANI LIBERO

  1. Eterit ha detto:

    Normale che mi venga da ridere alla fine? Comunque complimenti davvero!

  2. Fuori una…. quante amanti aveva questo? Rinnovare la tappezzeria ogni tanto mette di buon umore. Complimenti!

  3. Nicola Losito ha detto:

    In un periodo come questo in cui le sorti del paese sono in mano ai saggi preposti a trovare le soluzioni ai problemi che ci assillano, tua moglie, per la sua dimostrata capacità di averti brillantemente liberato da una grossa grana, doveva entrare di diritto come quota rosa nella decina di personalità scelte da Napolitano per salvare l’Italia… 😀
    Nicola

  4. Agnese Pistincu ha detto:

    sconcertante…non amo i triller….

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