VIAGGIO ME

248345_468235636556489_306342236_nNel primo paese mi conoscono, la mia casa è ancora troppo vicina, i vecchi mi guardano sospettosi e si interrogano sulla mia provenienza. Mi immagino inserito nell’albero genealogico di una famiglia di scemi con un parente ciclista, una famiglia di gente ricca con una collezione di bici d’epoca. Ma i pensieri durano poco, corrono, in pochi secondi sei fuori dalle case, fuori dagli sguardi, fuori dalla mano dell’uomo. È quando esci da tutto questo ammasso di cocci e carne che il paesaggio si avvolge e si srotola, e le colline prendono quota come le dinamiche di una bella canzone, gialle come il sole, nude come al solito d’estate. In tutto questo movimento di erba e grano mollo il manubrio della bici per sentire se il vento trascina anche me oltre il rettilineo, le braccia scivolano sui fianchi e la mia schiena si rilassa sulla sella, in un piccolo tratto d’ombra ritagliato tra questi campi ho i pensieri dell’inverno, quelli che ti spogliano e ti riportano al mese della caduta delle foglie. Dalle macchine tutti mi guardano, sono il viaggiatore tedesco.

-Oh Pantani, pedalaaa!!

mi grida un bambino da una macchina enorme piena di secchielli e borse frigo. Me la rido sotto i baffi, lunghissimi peraltro, lunghissimi come il resto della mia barba e lunghissimi come i chilometri che mi sono lasciato dietro, una trentina circa. Avevo pochi anni in più di lui quando urlavo la stessa frase ai maniaci che la domenica pedalavano lungo le spiagge che portano al mare,  l’odiatissima domenica di mare con i tuoi, quella che poi rimpiangi solo dieci anni più tardi. Tempo reale e pensiero slittano su due piani differenti, lasciandomi in un limbo del cammino, in una condizione di eterno star fermo, con la mente, eterno correre con il corpo. I sensi sembrano esser carichi di ricordi, a pochi chilometri dalla costa gli odori della piana sono sopraffatti da quelli del mare, gli aromi si fondono come uomini venuti da terre diverse, a pochi chilometri dalla costa, l’ebbrezza dei fichi e la sensazione della salsedine ti entrano nelle ossa. Le cortecce secche del mandorlo si smaterializzano, diventano aghi di una pineta freschissima, il caldo che nei dossi sembrava una pozza d’acqua si trasforma in un enorme distesa d’acqua. Anche se non riesco a vedere il mare, la spiaggia candida e l’orizzonte caldissimo dividono in due questo perfetto gioco di colori, non mi è difficile immaginare. Sono in acqua quando il mio corpo è vestito, sento la sabbia sfregare sul petto quando mi tuffo per scorrere il più al lungo possibile lungo il fondale; mi sembra di aver percorso una distanza abissale la sotto il mare, mi sembra di aver raggiunto banchi di pesci enormi e architetture di corallo colorate la sotto. Tenendo gli occhi chiusi posso credere di stare in acqua anche quando prendo il respiro.

Quando riapro gli occhi sono stato pesce per circa un’ora, adesso il mio corpo squarcia in due la luce sull’acqua.

(foto di Sara Usai)

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One thought on “VIAGGIO ME

  1. Agnese Pistincu ha detto:

    immagini di introspezione e viaggio nella vita in salsa poetica…

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