S’ASCIUGA

11130974774_6d0c492d44_bSono tornato fradicio. Il freddo gelido ma ancora gentile di Novembre, per un attimo è riuscito a farmi rabbrividire, è riuscito, per un attimo, a scuotere il mio rientro. Ho assaporato l’idea della passeggiata fin dentro il teatro, con la musica che esplode nei polmoni e i ritmi della terra che muovono il sangue su e giù per il corpo. Ho iniziato ad assaporare il mio ritorno in solitaria già alla fine dello spettacolo, quando tutti hanno iniziato a rumoreggiare, si sono imbottiti con mantelli di cinghiale e sciarpe di lepre.

Sono tornato fradicio perché da non fumatore convinto da alcuni anni ho chiesto una bella sigaretta al mio amico alto e biondo. L’ho amata fino al filtro, ne ho sentito il sapore della prima volta, l’ho usata come medicina antica, ha mosso sensazioni passate.

Sono tornato fradicio perché sono sceso per il castello che ancora non era caduta una goccia, passo asciutto che scuote l’asfalto a ritmo di Tamburo Siculo e sguardo curioso come chi vaga per luoghi mai visti, che sente odori nuovi; tre passi, tre vetrine, e il silenzio della città pedonale è infranto da una cascata d’acqua, uno sfogo del cielo, l’autunno. Ogni goccia cade gentile sul mio giubbotto primaverile, giù ad inzupparlo fino in fondo, fino a far vibrare la pelle. Via Manno, in pochi passo,  si trasforma in un torrente grasso, acqua che sgorga dalle mura, ruscelli che si dividono per i quartieri più bassi, fino ad impregnarli, a sfibrarli, come il mio giubbotto. Inizio a scendere anche io. Come l’acqua, i piedi vanno per le piccole cascate storiche, sbattono sulle facciate delle case e continuano il loro corso verso strade lastricate, superano buche e superano chi per sfuggire alla pioggia si è portato dietro l’auto. Scendono veloci i piedi e la pioggia,  fino a sfociare nel mare, in un tuffo gelido e primordiale, un bagno fuori stagione.

Il rumore dell’acqua sull’acqua, il rumore dei ruscelli che ordinati sfociano nel mare salato, il rumore dei condimenti della città, dei fumi, degli odori, che uno ad uno scendono giù nei moli, a tingere di nero.

Sono tornato fradicio perché ho aspettato che la città si scrollasse di dosso tutta quell’acqua, tutto quel vapore che appanna le facciate. Sono tornato fradicio perché ad osservare l’orizzonte schiarire mi ci sono addormentato.

Chiedo al primo passante una sigaretta, accendo e tiro dentro. Ho ripreso a fumare in una serata di piovosa.

(foto di Mariafrancesca Melis)
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One thought on “S’ASCIUGA

  1. Agnese Pistincu ha detto:

    l’ho bevuto d’un fiato come tutti gli altri che mi sono piaciuti, bello anche questo Bobo; ho percorso quelle strade con il protagonista ed è stato bello…

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