Quando

15591675092_846cdbcea4_bQuando a Diego hanno detto che gli sarebbero rimasti due mesi di vita, lui ha iniziato a ridere. Cinque minuti di risata e lacrime agli occhi, l’amaro mischiato al salato, la mente che inizia il brutto film che finisce con il colore nero, e il corpo che ha bisogno di sfogarsi. Il medico di fronte a lui non capiva, e allora continuava a chiedere se la notizia fosse chiara. ‘Cancro’, continuava a ripetere, e Diego che continuava a ridere e sanguinare dagli occhi. Passato il momento, Diego ha iniziato a fissare il vuoto, il medico gli spiegava quali sarebbero state le procedure, le tempistiche e il luogo dell’imminente ricovero. Nella scrivania, tra i due, i fogli della condanna, macchie sparse nel torace, cerchiati da enormi tratti rossi di pennarello.

Quando Diego ci ha voluto dire della sua malattia e del suo conto alla rovescia, eravamo in pub. Ci aveva radunato tutti, diciassette, non c’era mai riuscito nessuno, ogni volta la parola ‘reunion’ spaventava, e così qualcuno alla coatta si tirava sempre indietro. Avevamo ricevuto tutti quanti lo stesso messaggio ‘vi devo dire una cosa, sono Diego il tuo amico’; qualcuno preoccupato aveva già iniziato il giro delle telefonate cercando di precedere l’annuncio, ma nessuno sapeva nulla. Spaventati, curiosi e anche impauriti, stavamo tutti seduti ad una tavolata in una birreria del centro. Il tempo di ordinare e avere le birre sotto il naso, Diego prende la parola; il tutto aveva l’aria di un brindisi, fino alla terza parola del suo annuncio: ‘ho un cancro, poco tempo e vi saluto tutti, cin cin!’ E’ stato come essere travolti da un’ondata di ghiaccio e subito dopo una colata lavica, dai piedi fino al collo. Tutti hanno abbassato lo sguardo iniziando a fissare il cappello della propria birra. Diego si era già riseduto al suo posto, qualcuno intorno a noi aveva sentito tutto, ci guardavano come per abbracciarci simbolicamente. Dopo dieci minuti di silenzio e qualche pianto soffocato, Diego si alzò e pagò il conto per tutti, lasciando il locale senza salutarci. Le nostre pinte rimasero intatte, nessuno di noi disse nulla a nessun altro di noi, uno ad uno ce ne andammo dal locale silenti, senza neppure salutarci.

Quando mancava un mese all’ipotetica morte di Diego, mi arrivò un messaggio, poche parole, erano le sue: ‘parto, vado via da qui’. Non voleva vedere nessuno, voleva essere sepolto già prima del tempo, voleva andare a morire lontano dai pianti nostri e dei suoi cari; dopo qualche giorno mi sentii quasi un egoista, nel volerlo qui, vicino a me, a cercare i suoi ultimi respiri, solo per la voglia di stargli vicino.

Quando erano passati ormai venti giorni dalla data maledetta, ad ognuno di noi diciassette, arrivo una lettera, veniva da Malta: all’interno un foglio con poche parole e due foto. Poche parole: ‘se leggi son più leggero dell’aria, ho scelto di stare sotto un albero (vedi foto), starò al sole la mattina e all’ombra il pomeriggio. Addio’. Dietro la foto dell’albero, una maestosa quercia, l’indirizzo completo della sua ultima casa.

Quando arrivammo all’ albero erano circa le tre del pomeriggio. A pochi centimetri dalla corteccia dell’enorme quercia, spuntava una piccola croce bianca che portava il nome di Diego. Era la seconda volta che riuscivamo ad esserci tutti e diciassette, c’era lo stesso silenzio di quella sera alla birreria, un lieve vento faceva scorrere veloci le lacrime fino a farle cadere sulla terra ancora calda.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: