BLU, ROSSO E GIALLO

ciocche-coloratePer i suoi quindici anni ho lasciato che mi tingesse i capelli con le tempere. In uno scatolone colmo di vecchi oggetti, matite spuntate e pennarelli spaiati, avevo messo da parte tre piccoli barattoli di tempera giallo, blu e rosso. Il tappo incrostato aveva permesso al colore di conservarsi perfettamente.  Mio fratello stava a letto a pancia in su, a guardare le nervature del soffitto, a scorrere con lo sguardo fino ad arrivare da una trave all’ altra, per poi ripercorrere il tutto al contrario su un’altra vena. Quando qualcuno di conosciuto si avvicinava a lui, faceva finta di nulla, ogni tanto piegava lo sguardo per controllare la distanza, poi ritornava sui percorsi infiniti del suo cielo.

‘Guarda cosa ho portato!’

Avevo con me un piccolo pezzo di legno che ci avrebbe fatto da tavolozza, ci avremmo spremuto sopra ogni tubetto. In pochi secondi Luca aveva le mani impastate di colore, lo osservava controluce e poi lo passava nuovamente sulla tavolozza, come a volersene pulire. La consistenza in qualche modo gli dava fastidio, diversamente avrebbe imbrattato tutta la sua faccia, tutte le tende e tutte le sue lenzuola. Gli passai una ciocca dei miei capelli per fargliela colorare, non capiva. Mi guardava con lo sguardo di chi sa di non poter fare qualcosa. Afferrai una delle sue mani e la passai sulla ciocca che avevo usato come esca qualche attimo prima. Mi guardò per diversi istanti, accennò un sorriso e poi iniziò a ridere di gusto, passando le mani sui miei capelli. Tre dita di ogni colore in un’alternanza di blu rosso e giallo; ogni ciocca aveva una tonalità distinta, la colorazione meticolosa, quasi un dipinto. Teneva i miei capelli come fossero un dono raro, incrociava i miei occhi per capire se fosse tutto vero. A un’ora dall’ operazione la mia testa sembrava zuppa di terra arida, i colori secchi avevano trasformato la seta dei capelli, in ciocche crespe e colorate. Luca continuava a girarmi intorno a gattoni per controllare che tutto fosse a posto, che tutto fosse come voleva lui; potevo solo immaginare in quale mondo fosse precipitato, in mezzo a tutto quel colore, a tutta quella libertà.

Ho sempre avuto tre ciocche dei miei capelli tinte di blu, rosso e giallo. Non me ne sono mai vergognata, erano la chiave per entrare qualche istante nel mondo di Luca, un fratello con cui non ho mai potuto parlare, un fratello con cui esistevano solo i gesti, l’intensità dei gesti, gli sguardi e l’intensità degli sguardi. Per trent’anni ho mantenuto tre ciocche di tre differenti colori. Per trent’anni ho cercato di mantenere Luca al sicuro nel suo mondo, di non dargli modo di pensare che ce ne fosse un’altro diverso dal suo.

Ogni volta, varcata la soglia, mi veniva incontro, sfregava la sua testa contro la mia e osservava che fosse tutto a posto, che i colori fossero al loro posto, dove lui li aveva spalmati. Era sicuro di stare nel suo mondo, e anche io nel suo, per qualche istante, quanto bastava.

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