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LA CARAVELLA

Pierluigi Nervi_Padiglione del Sale_Cagliari  (1955-58)

Vedendola ho sempre immaginato fosse una nave incappata in una delle solite giornate ventose di Cagliari, le giornate in cui il maestrale ti spettina e ti trascina solo dove lui sa, a Sud-Est verso le spiagge calde dell’Africa. Vedendola ho pensato fosse inciampata negli scogli di Sant’Elia, sballottata dalle onde violente dell’autunno  e ribaltata a poche decine di metri dal mare, ho immaginato fosse li da sempre, o forse da qualche secolo, ancora carica di genti e animali esotici. Ho creduto che le genti là dentro avessero iniziato a smontare i legni e a costruirsi delle case, piccole case di legno, il timone un lampadario, le vele i tendaggi, il guscio dello scafo la loro volta celeste, l’ossatura il disegno del loro piccolo universo.

 Ho sempre creduto che la notte, la dentro, si sprigionassero melodie d’ogni terra, lingue d’ogni continente e odori d’ogni angolo del nostro universo, odori di prati Irlandesi e di tulipani Olandesi, lavanda Francese e rosmarino sardo. Ho immaginato le facce e le voci di quelle genti. Li ho visti muoversi in ordine e a tempo nel grande scafo inondato dalla loro musica, li ho visti in cerchio che battevano i piedi sui legni capovolti e fare dei propri passi tamburi. Li ho visti uno ad uno suonare strumenti di corallo, arpe di capelli e nacchere di noci, li ho sentiti intonare canti a coro e suonare le zampogne quando il sole è alto anche per loro, quando qualche spiraglio di luce trapassa il loro scafo ormai vecchio.

Ho immaginato delle genti eterne sotto quell’enorme barca ribaltata, non ho dato peso alla loro fame o alla loro angoscia, non ho fatto caso alla loro malinconia. Guardando quel guscio ho pensato e basta, un enorme deposito di sale mi ha fatto pensare così tanto.

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