Dov’è l’inverno, diosanto

cielo-grigioChi si era sempre amato, si era mandato affanculo da tempo, e chissà se tempi verbali e costruzione della frase sono giusti.

Tutto accade quando anche la città si scorda che è inverno, siamo al 25 ottobre cazzo, ho bisogno del freddo. Ti danno fastidio tutti, magliette bianche e vene che scorrono disegnate su braccia perfette e un poco tatuate, in giro con passeggini a pensare che il figlio sia il miglior capolavoro della loro vita, e il marito uno degli esseri più fedeli sulla faccia della terra, più dei cani. Allora ami il giornalaio che quando ti avvicini manco ti saluta, ti guarda come se avessi un gabbiano sulla testa e puzzassi di merda; tutte le mattine in piedi dalle sei, bravo, odiali.

Inizio a sperare nelle scie chimiche, in una bella traccia che dividerà il cielo e che farà crollare la pioggia su tutti noi. Quel giorno io non userò l’ombrello e vi odierò tutti, solo un po’ meno.

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Più veloce di un urlo

farbe_330_06Chi cazzo ne ha voglia di parlare quando stai nella vallata. Chi cazzo non pensa quando sta nella vallata. Di fronte a te quell’enorme punta di pietra e millenni, ti fissa e ti fa ombra sul petto, a duemila metri dai pesci.

Un mese per risalirla quella montagna. Vedere cielo, poi nuvole a tratti e poi di nuovo cielo. Arrivare in cima e respirare, urlare, mandare affanculo Dio.

Il silenzio per diverse ore, ad ammirare il tutto e poi nuovamente bestemmiare, trovare il coraggio di sporgere il naso nella valle, la valle dove arriva l’ombra.

Un giorno Giorgia ha allungato il naso, ha sentito il profumo dell’infinito dalla cima. E’ volata giù, il suo corpo è scomparso, mangiato dal sole e dal vento, scomparso a poco a poco. ‘Non se n’è manco accorta’ diceva la madre.

Che cazzo di coraggio ha avuto, scendere dal sole all’ombra, dalla montagna alla vallata, senza neppure guardarsi alle spalle.

HO VISTO IL CIELO

piedi-sabbiaAveva sempre uno strano nome con cui chiamarmi. I capelli mai raccolti e perfettamente lisci castani arrivavano a pochi centimetri dalle spalle, profumatissimi e fastidiosissimi con l’inizio dell’estate; schiarivano di mese in mese fino a ricolorarsi con l’autunno, una mezza estate qui sull’isola. Un mio amico avrebbe detto ‘il sole dentro’, era proprio così.

Mai vista piangere. Continua a leggere

BLU, ROSSO E GIALLO

ciocche-coloratePer i suoi quindici anni ho lasciato che mi tingesse i capelli con le tempere. In uno scatolone colmo di vecchi oggetti, matite spuntate e pennarelli spaiati, avevo messo da parte tre piccoli barattoli di tempera giallo, blu e rosso. Il tappo incrostato aveva permesso al colore di conservarsi perfettamente.  Mio fratello stava a letto a pancia in su, a guardare le nervature del soffitto, a scorrere con lo sguardo Continua a leggere

Maledetto il coraggio

601650976-bagnato-onda-acqua-notte-acqua-liquidoNel silenzio dei luoghi trovavo spazio per riflettere. Sulla via del porto illuminata a fasce, tre ragazzi di colore venuti che hanno attraversato il mare, mi chiedono di fare una foto con loro; sorridono e mi dicono di sorridere, mi chiamano capo, sono divertiti. Forse anche loro sono presi da un momento di leggerezza Continua a leggere

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