Where Is My Mind

pixies-surfer-rosa-audio-cassette-_1Buttati sul cemento gelido come tre vermi. Luk nomignolo non del tutto originale con cui si faceva chiamare Luca, stava incastrato in un angolo della stanza, seduto con la testa rivolta verso l’alto, la schiena ben incuneata tra i due muri e le gambe distese davanti a lui, drittissime. I pantaloni erano ormai consumatissimi, non sarebbe stato difficile vederci il sole in controluce, soprattutto nella parte posteriore; a coprire i piedi taglia 38, due scarponcini neri da campagna, luridi al punto giusto.

Cosa guardava Luk? La verità è che non guardava niente, oltre i due metri era tutto offuscato e in penombra. Il freddo lo scuoteva di tanto in tanto, facendogli scattare la testa indietro fino a ritrovare per qualche istante la realtà.

Sid, Mauro, forse quello con il soprannome più azzeccato tra i tre, stava invece seduto sul divano, le gambe divaricate ben poggiate sul tavolo basso in legno davanti a lui, dove rimaneva un briciolo di spazio. Il divano arancione aveva piedi in ferro, non poggiava a terra, aveva delle chiazze scure qua e la, e sullo schienale capeggiavano tantissime scritte fatte con un pennarello blu scuro. Sid teneva la testa poggiata al bordo dello schienale, lo sguardo incantato verso l’alto, a contare quanti giri facesse la ventola in un minuto.

‘Che cazzo di disco hai messo?’ Gli sussurrava all’orecchio May, diminutivo di Maria, mentre gli leccava il collo.

‘Non toccarlo, stronza. Fallo andare!’ Erano le parole più dolci che Sid potesse dirle in quel momento.

Da una radio andava una cassetta dei Pixies, un disco uscito quando lui aveva ormai otto anni, e iniziava a capire che cosa accadesse dentro quella casa. Con uno sforzo immenso Sid tirò giù la testa e diede uno sguardo a Luk, ‘che cazzo non parli!’Luk spese le stesse energie per liquidare Sid con un ‘Lasciami in pace, bastardo.’

Un ululato stonato prese Sid in un vortice di ricordi, facendogli cadere nuovamente la testa all’indietro. Mentre May ballava in maniera scoordinata sul divano, molleggiando sul cuscino, Luk muoveva di qualche centimetro la testa a destra e a sinistra, seguendo l’andamento ipnotico della batteria. Il più malinconico dei tre, che neanche a dirlo era Sid, diede un calcio al tavolo facendo cadere l’ultimo goccio di vino sul tappeto.

‘Usciamo vermi!’

Si infilarono tre dei giubbotti più neri, e si alzarono dalle loro postazioni. Luk andò verso il frigo e prese una bottiglia di qualcosa, May rivolgendosi a Sid chiedeva dove cazzo volevano andare, fuori era freddo, freddo come l’inverno vero dell’interno.

Dove volevano andare alle due di notte, in un accumulo di case che malamente arriva a cinquecento abitanti. Questo lo sapeva solo Sid, uscendo di casa allargò le braccia e cinse i due, li guardò e iniziò a camminare e ululare, a ululare e urlare ‘where is my mind’. Lo chiedeva a May e Luk, lo chiedeva a se stesso, ma lo chiedeva soprattutto a quel dio che gli aveva rovinato la vita. Così diceva sua nonna.

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